Benvenuti in questo tutorial specifico sul come postprodurre fotografie infrarosso, che rappresenta la conclusione del nostro viaggio didattico nel mondo della fotografia IR.
Lo abbiamo infatti iniziato con un tutorial introduttivo, fondamentale per avere una visione d’insieme di questo importante argomento, e poi approfondito con altri cinque specifici su singoli aspetti, di cui questo è appunto il conclusivo.

Postprodurre fotografie infrarosso: le 3 fasi
La postproduzione, come sapete, è una fase fondamentale per la fotografia digitale. Non qualcosa di accessorio, come alcuni sostengono.
Nelle immagini normali, ossia in luce visibile, possiamo anche limitarci a piccole corezioni, perchè comunque l’immagine ottenuta è già di per se abbastanza fedele e prossima a quel che vogliamo ottenere.
Nell’infrarosso no.
Il raw IR è una monocromia rosso/magenta, al massimo un bicolore simile a un negativo colore della vecchia pellicola. Ossia un qualcosa di assolutamente innaturale e non accettabile come immagine da proporre alla visione altrui.

Per cui è sempre assolutamente necessario postprodurre fotografie infrarosso per trasformarle in qualcosa con un pieno senso visuale.
I tre passaggi della nostra PP sono:
- bilanciamento del bianco (meglio dire “taratura del bianco”)
- channel swap
- enhancing
Tarare il bianco nel postprodurre fotografie infrarosso
Andiamo quindi per ordine. Sappiamo che il primo approccio sulle foto raw è sempre composto da:
- correzione obiettivo
- eventuale riduzione rumore
- bilanciamento del bianco
Tralasciando le prime due azioni, che diamo per scontate nella loro esecuzione pratica, concentriamoci sul terzo, che nell’IR è un pelino più complesso.
Se avete ben letto i tutorial specifici avrete già scoperto che nelle foto infrarosso il “bianco” si fa comodamente usando il picker (contagocce) di software come Camera Raw e similari, come avviene per le foto in luce visibile.
Sapete anche che questo strumento (mosso dal mouse come il cursore) si usa prelevando un campione di riferimento sulla foto, campione che (operando in luce visibile) dovrebbe essere originariamente bianco.
Ma, come abbiamo già detto nel tutorial introduttivo, nel caso dell’infrarosso la zona di riferimento non è una zona realmente bianca, bensì la vegetazione presente nella foto.
La scelta della zona di riferimento può essere fatta con due modalità:
- puntuale
- areale
Puntuale vuol dire fare click col contagocce direttamente su un singolo punto, ossia un pixel.
Areale significa andare su un punto, cliccare il tasto del mouse e, tenendolo premuto, spostarlo leggermente. Vedrete apparire sullo schermo una piccola area tratteggiata, la cui dimensione e forma cambiano seguendo il movimento del mouse.
Quando lascerete il tasto del mouse, il software prenderà quell’intera area come zona di riferimento per determinare il bianco, e non un singolo punto.
Questa seconda modalità permette una maggiore tranquillità nella scelta operando su una superficie irregolare come il fogliame.

Dove fare il bianco nell’IR
Sempre sulla vegetazione e non su oggetti bianchi, come avreste fatto per una normale foto in luce visibile.
Al contrario, se avete realizzato una fotografia full spectrum il punto di riferimento per prelevare il bianco è come per il visibile: su una nuvola o qualcosa di originariamente bianco. Non sulla vegetazione.
NOTA – C’è un problema nel valore del blu
Considerate sempre che possiamo usare una vasta gamma di filtri IR, con diverse lunghezze d’onda di taglio, e quindi ci possiamo trovare davanti molte differenti situazioni raw su cui tarare il bianco.
Per questa ragione sarebbe impossibile fornirvi valori esatti per la temperatura di colore da impostare nel postprodurre fotografie infrarosso.
Ma esiste anche un secondo motivo, più tecnico.
La capacità di escursione del cursore che gestisce il bilanciamento tra blu e giallo, quindi la temperatura di colore, non è abbastanza ampia per le nostre esigenze sulle foto IR.
Anche portato a fondo corsa verso il blu, esso non riesce a compensare. Il guaio è che non ce ne accorgiamo facilmente, soprattutto se siamo agli inizi.
Facendo click col picker sul fogliame, vedremo il cursore blu/giallo scendere verso sinistra a fine corsa (massimo blu) e potremo pensare che quella sia la sua reale corretta posizione.

In realtà, per fare un bianco corretto esso dovrebbe spingersi oltre, verso sinistra, fino a un valore maggiore del blu. Ma non può, perchè quello è il limite materiale dell’escursione.
Questo ci può ingannare e ce ne accorgiamo solo quando passiamo alla fase sucessiva, lo swap, dove non riusciremo ad avere una gestione corretta del colore.


Le soluzioni per risolvere il problema sono due: una scientifica e una empirica. Io amo l’empirica, ma fate voi. Scherzo, ovviamente.
Profili espansi per il blu
Quella scientifica consiste nel creare dei profili specifici (per Camera Raw o LR) usando il programma DNG Profile Editor di Adobe.
Questo programma gratuito ha infatti una regolazione della temperatura di colore più ampia rispetto a Camera Raw e simili, che permette di raggiungere – in un solo spostamento – un valore adeguato per le tarare il bianco sulle nostre immagini IR.
L’uso dei profili è molto semplice. Quando siete, ad esempio, su Camera Raw basta impostare uno dei due profili e vedrete la vostra foto diventare di colore bluastro. Nella finestra del valore numerico del cursore blu/giallo non vedrete apparire un valore minore del minimo standard, ma in realtà sarà stato impostato per un valore ben minore.
Esistono in rete anche profili IR già pronti, con valori di –50 e –100 del blu. Basta scaricarli e installarli.

A quel punto, con il contagocce, scegliete una zona di vegetazione e fate il normalmente il bianco. Il prelievo del bianco di riferimento sulla vegetazione farà salire il valore di blu necessario fino a portarlo al livello corretto.

Molto probabile che non vedrete variazioni nel valore numerico del cursore blu/giallo, ne nella sua posizione. Oppure vedrete comparire valori come in questo esempio, che però non sono veritieri. Ma non è importante. Quello che conta è il risultato: la vegetazione è ora bianca.
Doppio WB
La soluzione empirica è molto più semplice. Basta fare due volte consecutive il bianco. La prima volta si fa con un click del contagocce sulla vegetazione, si salva in DNG la foto, si riapre e si ripete l’operazione agendo sulla stessa zona campione di prima.
Di solito, salvo errori o casi davvero problematici, al secondo passaggio si raggiunge una taratura del bianco soddisfacente.
Dopo il WB: il channel swap
Una volta effettuata una corretta taratura del bianco sulla vetegazione, la nostra foto cambierà aspetto. Noteremo una differenza nei colori e nella separazione dei toni di colore tra vegetazione, altre superfici e il cielo.
Lo stacco cromatico si crea infatti tra ciò che riflette la luce infrarossa e quello che non la riflette. E la vegetazione sarà effettivamente bianca.
Ora siamo pronti per esportare la foto e procedere con il secondo passaggio fondamentale: il channel swap.
Usando Photoshop, il software più diffuso e comune per queste applicazioni, ci sono vari metodi per farlo. Io ve ne illustro uno, ma quello che conta è capire il concetto su cui lavora. Poi lo potete applicare anche nelle altre varianti con altri strumenti di PS.
Sapete che le foto sono composte da pixel, a ciascuno dei quali è attribuito uno specifico colore rappresentato da un codice esadecimale.
Ma in definitiva, ognuno di questi colori è composto sempre da una percentuale di rosso, una di verde e una di blu. Si tratta infatti di un sistema RGB, ossia Red, Green, Blue (rosso, verde e blu).
L’operazione di channel swap lavora su questo – a livello di intera foto, ovviamente – e agisce “scambiando” blu con rosso, e viceversa.
Uno dei modi è quello di applicare alla foto un livello di regolazione, impostandolo a miscelatore canale.

A questo punto vi apparira un pannellino, con i canali RGB. Non dovete far altro che:
- impostare rosso nella finestrella che sceglie tra i tre colori primari (RGB)
- attribuirgli 100 di blu e 0 di rosso (partiva da 100 di rosso)
- impostare poi blu nella finestrella che sceglie tra i tre colori primari (RGB)
- attribuirgli 100 di rosso e 0 di blu (partiva da 100 di blu)
Unite i livelli e avrete finito il vostro channel swap.

La stessa operazione può essere fatta (sempre in Photoshop) andando su:
- immagine>regolazioni>miscelatore canale
E applicando lo stesso stesso procedimento, sempre a blu e rosso.
Enhancing
Quello che gli angolofoni chiamano enhancing, ossia miglioramento, rappresenta la terza e ultima fase per postprodurre fotografie infrarosso.
La foto che emerge dal doppio passaggio di taratura del bianco e channel swap è infatti abbastanza piatta. Sta a noi lavorarla per:
- aumentare il contrasto
- equilibrare luci e ombre
- eventualmente esaltare uno o più colori
Possiamo anche spostare la tonalità dei colori, uno o tutti, a nostro piacimento.
Il bello della fotografia IR è proprio nella assoluta mancanza di standard visivi da perseguire e nella enorme possibilità creativa.
Quando intervenite sulla foto, però, fate molta attenzione alla comparsa di artefatti e “fantasmi”, soprattutto se usate la “chiarezza”.


